L'esperienza con la colorata "orchestra Falasco" finisce una sera di primavera a Roccamonfina. Ma per fortuna l'impresario, Raffaele Niro, ha in serbo per Faustino una grande possibilità per l'estate: lavorare per il maestro Augusto Riverberi, musicista ed ex amante della Vanoni. La "Piccola Orchestra di Augusto Riverberi" si forma, poco a poco: Augusto al piano, Jerry Como è il crooner, e Faustino che armeggia al Revox con le basi, visto che la chitarra non gliela lasciano suonare. Nel frattempo Augusto comincia a frequentare casa Ciaramella, passa le sue giornate in compagnia di Vincenza e comincia a fidarsi di Faustino, "Johnny" come lo chiama lui. Dopo aver suonato ad un matrimonio di notabili del posto e alla trasmissione televisiva "Senza Rete", l'ultima esibizione è al "Canto delle Sirene" di Capri, sotto la pioggia. Ed è lì che per la prima volta Faustino imbraccia la sua chitarra e suona. Il giorno seguente, dopo essere finiti alla deriva e sbarcati in smoking sulla spiaggia affollata di Sorrento, Raffaele Niro si dilegua senza pagare nessuno. E così la tournèe estiva della "Piccola Orchestra" ha bruscamente termine. Quando a dicembre arriva una telefonata di Augusto, Faustino parte per Milano con la sua chitarra a tracolla, ma alla stazione non trova nessuno ad aspettarlo. Si sistema in una piccola pensione di Rho, passa le giornate da solo, aspettando Augusto. La vigilia di Natale, costretto a dare in pegno la sua chitarra per pagarsi la stanza, solo e senza una lira, Faustino decide di tornare a Caserta a piedi. Viene recuperato, tramortito dal freddo, da un camion dei pompieri. Il giorno di Natale, adottato dai pompieri, Faustino scrive a sua madre una lettera di storie inventate, racconta che sta lavorando con Augusto e che tutto va per il meglio. Mentre scrive guarda oltre i vetri della finestra: nella neve avvolto in un cappotto, vede avvicinarsi un uomo che impugna la custodia di una chitarra...
critica:
Fabrizio Bentivoglio aveva esordito alla regia nel 1999, con il mediometraggio “Tipotà”, il film raccontava un incontro tra culture diverse, profughi, difficoltà di comunicazione, il tutto accompagnato dalla musica degli Avion Travel. La collaborazione con il complesso è andata avanti in questi anni e “Lascia perdere, Johnny!” ne è uno dei frutti. La storia si rifà alla vita di Fausto Mesolella, il chitarrista del gruppo ed ai suoi racconti a tavola, i suoi primi passi nel mondo della musica nella Caserta degli anni ’70.
Il film diventa, però, non solo il racconto di un singolo, ma attraverso immagini, suggestioni e atmosfere l’immagine sognata di un epoca, un periodo più ingenuo, mostrato attraverso gli occhi di un giovane di provincia che non vive le tensioni di quegli anni, ma insegue, senza tanta convinzione, quasi trascinato dagli eventi, la sua voglia di fare il musicista.
Il racconto di formazione passa attraverso l’incontro con personaggi bellissimi, il bidello-maestro Domenico Falasco interpretato da Toni Servillo, l’impresario un po’ cialtrone, un po’ truffatore di Ernesto Mahieux e il musicista milanese Augusto Riverberi, ex amante della Vanoni, interpretato dallo stesso Bentivoglio.
Sono proprio i personaggi il punto di forza del film, se la sceneggiatura si perde in alcune lungaggini e a volte il ritmo è un po’ lento, i loro visi, i gesti, le parole sono scritti e resi con tale passione che si rimane affascinati davanti a questi volti. Sempre sospeso tra realtà e sogno il film risulta più bello nella prima parte, più realistica e seducente, nella seconda tutto è più evocato, ma meno coinvolgente, colpa anche di un finale frettoloso.
La frase: "The show must come on".
Elisa Giulidori
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