Usa: 2004
Regia: William Finn, John Sanford
Voci: Roseanne (Maggie), Judi Dench (Mrs. Calloway), Jennifer Tilly (Grace), Cuba Gooding Jr. (Buck), Randy Quaid (Alameda Slim), Steve Buscemi
Produzione: Alice Dewey
Distribuzione: Buena Vista
Genere: Animazione
Durata: 75 min.
Sito Internet: www.disney.it/Film/movies/home_rangeDescrizione: In una fattoria del selvaggio West, tutti gli animali guidati da tre intrepide mucche, si adoperano per trovare i soldi necessari a salvare la loro adorata casa da un prepotente.
Le produzioni Disney sono da sempre sinonimo di qualità, attrattiva e divertimento. Questo “Mucche alla Riscossa” (Home on the Range nel titolo originale) è caratterizzato dal disegno “puro”, in cui il digitale è usato solo per il coloring finale. Computer o meno, sono disegno e animazione, ovviamente, l’anima dei cartoni, e con essi la trama. Entrambi gli aspetti, stavolta, lasciano un po’ perplessi. Intendiamoci, andare al cinema o prendere il dvd di qualsiasi film Disney, non esente quest’ultimo cartoon, non delude mai. Dai piccolissimi agli adulti questi titoli raccolgono consensi, ed a ragione, proprio per lo stesso motivo per cui, ad una lettura critica, si storce lievemente il naso: la standardizzazione. Si diceva di tratto (disegni e animazione) e storia. Nel primo caso, si nota un’ormai sempre minore voglia di rischio da parte della casa americana, relegando quasi a dei caratteri particolari dei tratti fissi. Basta guardare, in questo caso, gli animali della fattoria, e paragonarli ad altri recenti animali della “scuderia” Disney.
Guardate la faccia e i denti del caprone, ad esempio, e non potrete non paragonarla al lama di “Le follie dell’Imperatore”, e a molte altre. Questa “certezza” di piacere – l’occhio, nonostante favole e sogni, è sempre rivolto agli introiti – si rispecchia così anche sulle storie, che seguono lo schema classico di debole (buono) contro forte (cattivo), in un’impossibile lotta che invece si risolve sempre a favore dei primi. Non a caso, la Disney riesce meglio quando tratta storie “classiche”, già note proprio per l’impronta netta del dualismo bene/male. Questa visione totalmente manichea del mondo, con caratteristiche anche stavolta fisse (l’uomo è spesso cattivo o stupido... cosa su cui non possiamo essere troppo contrari!), seppur palesemente di stampo didattico, che dai “grandi” viene superata semplicemente “tuffandosi” dentro la storia senza pensare troppo (com’è giusto che sia), comincia ad essere a mio avviso troppo limitata anche per il pubblico dei più piccini, sempre più attento e bombardato da immagini e input. Mancano le sfumature, insomma, non nei colori – sgargianti e azzeccati – ma nei caratteri, è tutto bianco o nero in un mondo che in realtà è fatto di toni di grigio. Non sappiamo, mentre ci godiamo questo ennesimo, ma “piccolo”, viaggio nella fantasia, se sia un bene restare sul classico – visto che di segnali di difficile elaborazione i ragazzini ne sono già pieni – o se la Disney farebbe bene, proprio per rimarcare la propria funzione di intrattenimento didattico, ad adeguarsi maggiormente alla complessità della vita moderna e quotidiana. Per concludere, “Mucche alla Riscossa” non verrà certo ricordato come uno dei capolavori dell’animazione: breve e semplice, resta però un buon modo di passare un’ora o poco più con i bambini, o come i bambini. Il fascino del mondo animale (sui cui caratteri, in questo caso, si osa un po’ di più, come ad esempio la mucca new age) e le disavventure a lieto fine, insieme all’abilità e al mestiere dei Disney Studios, poi, regalano risate assicurate.
Andrea Trimarchi
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