Rosso Malpelo. Rosso Malpelo è così povero tanto che è costretto a lavorare in miniera. Poi un giorno suo padre muore (schiacciato sotto una frana nella galleria) e Malpelo rimane solo. Sua madre si risposa e va a vivere in un altro paese. La sorella se ne va col suo fidanzato e la casa viene chiusa. In miniera lavorano tanti altri bambini, ma ce n'è uno a cui Malpelo vuole un pò di bene: Ranocchio. Ma Ranocchio, che alla miniera non è abituato, ben presto si ammala. Malpelo, che in cuor suo non è proprio cattivo, se lo carica sulle spalle e lo riporta in paese dalla madre. Adesso è completamente solo, e quando il padrone della miniera (un ingegnere stolto e insensibile attaccato ai soldi e al profitto) lo manda a lavorare in una galleria lontana e pericolosa, lui ci va, tanto, pensa: "io sono Malpelo e se muoio nessuno mi cerca".
critica:
Dalla omonima novella di Giovanni Verga, Pasquale Scimeca realizza un film dall'intima natura "verista".
Malpelo è un bambino dai capelli rossi che aiuta il padre nei lavori di miniera. Quando il genitore muore sotto una frana, Malpelo si trova costretto a prendere il suo posto. Lì, scoprirà la durezza della vita...
La più famosa novella di Giovanni Verga diventa un film grazie alla regia “realista” di Pasquale Scimeca (già autore dell'apprezzato "Placido Rizzotto" del 2000). Con questa pellicola il regista siciliano conferma la sua intenzione di girare film "alternativi" e non di genere, appoggiandosi piuttosto a ideologie Neorealiste di cinema puro; estetica di un linguaggio cinematografico "verista" (cioè attinente visivamente alla realtà che viviamo); e una estetica primitiva del Cinema (che vuole tornare - se mai ci è stato... - a liberarsi del superfluo). Cerebrale.
In questo ordine di idee intellettuali e se vogliamo un poco snob, si inserisce "Rosso malpelo": vincitore del "Premio Amnesty International" all'ultima edizione del Giffoni Film Festival, e primo film di una trilogia finanziata dalla Regione Sicilia che coinvolgerà anche il regista Wim Wnders.
Scimeca gira il film rimanendo molto attinente alla storia che il Verga aveva scritto circa cento anni fa, tanto che guardando la pellicola ci si ricorda dei passaggi letti nelle pagine del libro; proietta la trama in una Sicilia dei giorni nostri; e ne mantiene intatta tutta la natura "verista" e drammatica, realizzando infine un prodotto, interpretato in siciliano ma con sottotitoli, ben girato e dal ritmo sostenuto.
Insomma, malgrado si respiri tanto l'odore di menata “intelletual-chic”, la cui pericolosità degli intenti risiede nella possibilità di contraddirsi in un cortocircuito degli ideali di partenza (una domanda a caso tra le altre: perché inserire i sottotitoli se si vuole rimanere fedele alla realtà?), “Rosso Malpelo” è un film ben fatto e che rispetta l'opera del Verga in tutti i suoi aspetti.
La frase: "...Quando moriamo, tutti diventiamo stelle...".
Diego Altobelli
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